C’è una scena che ho visto mille volte, magari anche a casa tua: il riso finisce in una ciotola, l’acqua diventa subito biancastra, si mescola con le dita, si scola, e si ripete. Perché tante persone lavano il riso prima di cuocerlo? La risposta, quando la metti insieme pezzo dopo pezzo, è più concreta di quanto sembri, e riguarda texture, igiene e persino un tema che molti ignorano, l’arsenico.
Il primo motivo, la magia (e il problema) dell’amido
Quando versi il riso crudo nell’acqua, quella nuvola lattiginosa non è “sporco” generico. È soprattutto amido superficiale rilasciato dai chicchi durante lavorazione, trasporto e sfregamento tra loro.
Lavarlo serve soprattutto a questo:
- ridurre l’amido libero che, in cottura, tende a incollare i chicchi
- ottenere un riso più sgranato, leggero, con grani più definiti
- rendere più prevedibile la consistenza, soprattutto con riso bianco comune
Se hai mai preparato un riso per insalata e ti è uscito un blocco unico, ecco, spesso l’amido in eccesso è uno dei colpevoli principali.
Impurità e “polvere di viaggio”: cosa si rimuove davvero
L’altro motivo è molto pratico, quasi domestico. Il riso passa attraverso raccolta, essiccazione, confezionamento, stoccaggio. In questo percorso può accumulare polvere, micro residui di lavorazione, piccoli frammenti, e talvolta tracce di sostanze indesiderate come residui di pesticidi (in quantità variabili a seconda di provenienza e controlli).
Lavare non sterilizza, ma può aiutare a eliminare parte di ciò che è rimasto in superficie. È una scelta che spesso nasce da abitudini culturali: in tante cucine asiatiche, ad esempio, il risciacquo è un gesto quasi rituale, un modo per “preparare” il riso alla cottura.
Il punto più delicato: l’arsenico e perché il lavaggio interessa davvero
Qui arriviamo alla parte che sorprende quasi tutti. Il riso può contenere arsenico in forme diverse, legate al terreno e all’acqua di coltivazione. Non è un allarme per fare paura, ma un dato noto: il riso tende ad assorbire più arsenico rispetto ad altri cereali.
Lavare il riso può ridurre una quota di arsenico bioaccessibile, cioè la parte che potenzialmente può diventare disponibile per l’organismo. Non è una soluzione totale, però è uno dei motivi per cui molte persone, soprattutto se consumano riso spesso, adottano questa pratica.
Detto in modo semplice: se lo mangi ogni tanto, la differenza può essere marginale, se lo mangi spesso, ottimizzare i gesti può avere più senso.
Quando NON lavarlo: risotto, paella e il valore dell’amido
E poi c’è l’altra faccia della medaglia. In alcune ricette, lavare il riso è come togliere il “motore” al piatto.
Risotto
Nel risotto l’amido è fondamentale: è ciò che crea la cremosità, lega il brodo, costruisce quella consistenza avvolgente. Se lavi, rischi un risultato più acquoso e meno armonico.
Paella
Nella paella, l’amido aiuta l’assorbimento e contribuisce al socarrat, quella crosta sul fondo che è mezzo obiettivo e mezzo premio finale. In più, per alcuni risi pensati per paella, il lavaggio è spesso considerato superfluo e persino controproducente perché può impoverire il chicco.
Nutrienti e gusto: cosa si perde con l’acqua che diventa bianca
Lavare ha un costo. Con l’acqua di risciacquo se ne vanno anche piccole quantità di nutrienti superficiali, soprattutto nei risi arricchiti o lavorati in modo specifico. Inoltre, cambiare l’amido disponibile può modificare leggermente la percezione del gusto e, in alcuni casi, influire sulla risposta glicemica.
Non è “bene” o “male”, è una scelta funzionale: stai decidendo che risultato vuoi nel piatto.
Una guida rapida: lavare o non lavare?
Ecco come mi regolo, in modo molto pratico:
- Sì, lavalo per: sushi, riso bianco sgranato, riso per insalate, contorni asciutti.
- No, non lavarlo per: risotto, paella, ricette dove serve cremosità o legatura.
- Se vuoi ridurre di più le sostanze indesiderate, valuta la cottura in abbondante acqua e poi scolatura (metodo “pasta”), tenendo presente che cambia consistenza e sapore.
La risposta “svelata”, in una frase
Tante persone lavano il riso per ottenere chicchi più sgranati, migliorare la sensazione di pulizia e ridurre una parte di contaminanti superficiali (tra cui l’arsenico), ma in ricette dove l’amido è essenziale, lavarlo è un errore che si sente subito al primo assaggio.




