Jasmine Paolini: origini, svolta in carriera, rivali Slam e cosa aspettarsi ora nel tennis

A volte una carriera sembra una linea retta, poi ti giri e scopri che è fatta di curve, salite e improvvise accelerazioni. Con Jasmine Paolini ho avuto spesso questa sensazione: un percorso costruito in silenzio, e poi, all’improvviso, un anno in cui tutto si incastra e il mondo se ne accorge.

Radici toscane, sguardo internazionale

Jasmine Paolini nasce il 4 gennaio 1996 a Castelnuovo di Garfagnana, in provincia di Lucca, ma cresce tra Carrara e Forte dei Marmi, in quella Toscana che ti abitua presto al lavoro quotidiano e alla concretezza. La sua è una famiglia multiculturale, con il padre Ugo di origini italiane e la madre Jacqueline Gardiner polacca, un mix che, a sentirla parlare e a vederla stare in campo, sembra averle lasciato in dote una combinazione di tenacia e adattabilità.

Il primo contatto con il tennis arriva prestissimo, a cinque anni, grazie al padre e allo zio. Poi, a quindici, l’ingresso nel college federale di Tirrenia segna uno snodo decisivo: lì non si “gioca” più soltanto, si inizia a pensare in termini di professionalità, routine e obiettivi.

Il 2024, la stagione che cambia tutto

Se dovessi indicare un anno in cui Paolini passa da “ottima giocatrice” a “protagonista assoluta”, direi senza esitazione 2024. Non è un’esagerazione, è il tipo di stagione che riscrive la percezione che gli altri hanno di te, e anche quella che tu hai di te stessa.

I momenti chiave, messi in fila, fanno impressione:

  • vittoria del WTA 1000 di Dubai, un titolo che pesa e che spesso fa da trampolino mentale
  • finale al Roland Garros, dove reggere la pressione vale quanto i colpi
  • finale a Wimbledon, prima italiana nell’Era Open a giocarsela sull’erba londinese
  • oro olimpico nel doppio femminile a Parigi 2024 con Sara Errani, prima medaglia d’oro del tennis italiano
  • contributo alla vittoria dell’Italia nella Billie Jean King Cup
  • qualificazione alle WTA Finals di Riyadh da numero 4 del mondo, traguardo che eguaglia Francesca Schiavone nel 2011

Il dettaglio che mi colpisce di più, però, non è la lista in sé: è la varietà. Finali e successi su superfici diverse, contro avversarie con stili diversi, in contesti emotivi diversissimi.

Le rivali negli Slam e la “nuova” Paolini

Quando arrivi in fondo agli Slam, la parola “rivali” cambia significato. Non sono più solo nomi in tabellone, sono giocatrici che ti costringono a definire un’identità precisa: chi sei nei momenti che contano?

Paolini nel 2024 diventa la prima italiana nell’Era Open a raggiungere finali in due Slam diversi e a mettere insieme, nella stessa stagione, risultati di altissimo livello su duro, terra ed erba. Questo dice una cosa molto chiara: non è una specialista che vive di picchi, è una giocatrice che può costruire continuità.

In più c’è il capitolo doppio, spesso sottovalutato da chi guarda solo il singolare. Con Errani, Paolini vince il Roland Garros 2024 in doppio, un risultato che non è “secondario”: è scuola di tattica, di gestione dei punti rapidi, di coraggio sulle volée.

Il 2025: confermare è più difficile che esplodere

Il passaggio che separa le meteore dalle campionesse, di solito, è la stagione dopo. Nel 2025 Paolini non si limita a “difendere” il 2024, lo rende credibile: a maggio vince gli Internazionali BNL d’Italia a Roma battendo Coco Gauff in finale, prima italiana a riuscirci dopo 40 anni, e il giorno dopo fa doppietta anche in doppio con Errani. Aggiunge una semifinale a Miami e il titolo di doppio al WTA 1000 di Doha.

Sono risultati che parlano di un’abitudine nuova: stare stabilmente tra le migliori.

Cosa aspettarsi ora: margini, obiettivi, nuovo team

Dopo dieci anni con Renzo Furlan, Paolini cambia guida e dal 2025 lavora con Marc López, ex collaboratore di Rafael Nadal. Questo tipo di scelta, quando arriva dopo tanto tempo, di solito segnala una cosa: la volontà di aggiungere un dettaglio mancante, non di rifare tutto.

Le aspettative realistiche, oggi, ruotano attorno a tre punti:

  1. consolidare la presenza in top ranking con risultati costanti nei WTA 1000
  2. arrivare agli Slam con energie e fiducia per trasformare le finali in un titolo in singolare
  3. continuare a usare il doppio come laboratorio di aggressività e lettura tattica

Il bello è che la domanda non è più “può arrivarci?”. È “quando riuscirà a chiudere il cerchio?”. E dopo quello che ha già mostrato, aspettarla lì, nelle settimane che contano, non sembra più un sogno italiano, sembra una possibilità concreta.

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