C’è un tubero che sembra uscito da un orto “di una volta”, tutto nodoso e un po’ buffo, ma che al primo assaggio ti fa pensare, “perché non l’ho cucinato prima?”. Il topinambur è proprio così: semplice, sorprendente, e con un sapore che sta a metà tra carciofo e patata, con una dolcezza gentile che conquista.
Cos’è davvero il topinambur (e perché si chiama così)
Il topinambur, noto anche come Jerusalem artichoke, è il tubero commestibile della pianta Helianthus tuberosus, parente del girasole, infatti appartiene alla famiglia delle Asteraceae. Nonostante il nome “Gerusalemme”, non c’entra nulla con la città: è solo una delle tante etichette curiose che la cucina ha appiccicato alle cose buone.
In cucina è un jolly: ha una consistenza che può restare croccante se lo tratti con delicatezza, oppure diventare cremoso se lo porti verso purè e vellutate. E questo lo rende perfetto sia per piatti quotidiani sia per quelli un po’ più “da cena speciale”.
Proprietà e caratteristiche: un piccolo concentrato di salute
Qui il topinambur tira fuori il suo lato più interessante. È ricco di fibre, e in particolare di inulina, una fibra prebiotica che può sostenere la digestione e la flora intestinale. In più porta con sé vitamine e minerali, e ha una personalità nutrizionale diversa dalle patate, proprio perché l’inulina non è amido.
Una nota pratica, detta con sincerità: l’inulina, in alcune persone, può creare gonfiore se se ne mangia tanta tutta insieme. Il trucco è semplice, parti con porzioni moderate e vedi come va.
Come sceglierlo al mercato
Quando lo compri, fai un controllo rapido:
- Buccia liscia (per quanto possibile, è sempre un po’ irregolare)
- TuberI sodi, senza parti molli
- Niente macchie scure profonde o segni di disidratazione
Pulizia: la parte “noiosa” che si può rendere facile
Il topinambur non è difficile, è solo un po’ capriccioso nella forma.
- Sciacqualo bene e spazzolalo (o grattugialo leggermente) sotto acqua corrente.
- Se vuoi pelarlo, fallo con un pelapatate, ma sottilissimo, perché gran parte del sapore è vicino alla buccia.
- Taglialo e, se lo lasci in attesa, mettilo in acqua con limone per evitare l’ossidazione.
Come cucinare il topinambur: metodi che funzionano sempre
Il bello è che puoi usarlo crudo o cotto, e ogni volta cambia faccia.
1) In padella, veloce e profumatissimo
È il metodo che fa dire “ok, lo rifaccio”.
- Affettalo sottile o a dadini.
- Scalda olio con aglio e, se ti piace, peperoncino.
- Saltalo 8-12 minuti, tenendolo al dente: deve restare un filo croccante.
Sta benissimo accanto a pesce (branzino, salmone), ma anche con carne bianca o verdure amare.
2) Al forno, come patate, ma più interessante
Qui diventa dorato, dolce, quasi “nocciolato”.
- Taglialo a spicchi.
- Condisci con olio, sale, rosmarino (o timo).
- Inforna a 200°C per 20-25 minuti, girandolo a metà cottura.
3) Bollito, per creme e purè
Perfetto quando vuoi una base morbida:
- Lessalo finché si infilza facilmente.
- Schiaccialo con un filo d’olio (o burro), sale e un tocco di pepe.
Ottimo con capesante, tonno, o un pesce semplice alla piastra.
4) Fritto, in chips da aperitivo
Se lo affetti sottilissimo diventa una tentazione:
- Asciuga bene le fette.
- Friggile poche alla volta.
- Sale alla fine, per la massima croccantezza.
Idee di ricette che fanno fare bella figura
Se vuoi andare oltre il contorno, ecco combinazioni collaudate:
- Vellutata di topinambur con un elemento “marino” (come fasolari) o con rapa rossa per colore e dolcezza.
- Risotto al topinambur con una nota sapida (raspadura o formaggio stagionato).
- Sformato di topinambur, morbido dentro e gratinato sopra.
- Crema per condire la pasta, aggiungendo erbe aromatiche e una granella croccante.
Il segreto finale: non cuocerlo troppo
Il topinambur dà il meglio quando mantieni croccantezza e dolcezza. Quindi sì alla cottura “giusta”, senza trasformarlo in qualcosa di anonimo. Trattalo come un ingrediente con carattere, e lui ti ripaga, sempre.




