Perché il pesce puzza? Quali sono le cause

Ti sarà capitato: apri la busta, avvicini il naso e… ecco quel classico “profumo” che non perdona. Il pesce puzza perché, appena smette di essere vivo, comincia una piccola corsa contro il tempo fatta di reazioni chimiche e microbi che lavorano in silenzio. Sembra quasi un mistero domestico, invece ha un nome molto preciso, e quando lo conosci inizi anche a capire come evitarlo (o almeno ridurlo).

La molecola che tradisce la freschezza

La principale responsabile dell’odore sgradevole del pesce avariato è la trimetilammina, spesso abbreviata in TMA. È una molecola volatile, quindi “scappa” facilmente nell’aria e arriva dritta al nostro naso.

In parole semplici, il pesce contiene composti naturali che, quando i tessuti iniziano a deteriorarsi, vengono trasformati in TMA. Più TMA si accumula, più l’odore diventa pungente, persistente, quasi “ammoniacale” per alcune specie.

Cosa succede dopo la morte del pesce

Finché il pesce è vivo, il suo organismo mantiene un equilibrio e limita la proliferazione microbica. Dopo la morte, invece, cambia tutto:

  1. Le difese naturali si fermano.
  2. I tessuti iniziano a degradarsi.
  3. I microrganismi presenti su pelle, branchie e viscere trovano un ambiente perfetto per moltiplicarsi.

Questi processi non sono “magia nera” da cucina, sono biochimica quotidiana. I batteri degradano proteine e altri composti, generando sostanze volatili, tra cui la TMA. È per questo che l’odore aumenta con il tempo e con il calore: è come se stessi accelerando una reazione già pronta a partire.

Non solo TMA: il coro degli odori

La TMA è la star (purtroppo), ma non canta da sola. Durante il deterioramento possono comparire anche:

  • Putrescina e altre ammine, legate alla decomposizione proteica
  • Aldeidi, chetoni e solfuri, che aggiungono note dolciastre o “solforate”
  • Prodotti dell’ossidazione dei grassi, che portano al classico irrancidimento

Se il pesce è ricco di grassi, l’ossidazione lipidica può rendere l’odore ancora più invasivo, con quella sensazione che ricorda l’olio vecchio o le noci rancide.

I fattori che fanno esplodere l’odore

Qui arriva la parte pratica, quella che spesso fa la differenza tra “odore sopportabile” e “fuggi tutti dalla cucina”. L’intensità dell’odore aumenta soprattutto quando:

  • Non viene rispettata la catena del freddo
  • Il pesce resta esposto all’aria o a temperature troppo alte anche per poco tempo
  • Viene scongelato e ricongelato, stressando i tessuti e favorendo il deterioramento
  • La conservazione peggiora dopo la fase di rigor mortis, quando la struttura muscolare cambia e la degradazione può accelerare

Pensa al freddo come a un freno a mano: non blocca del tutto i processi, ma li rallenta tantissimo. Se lo togli, anche solo per una sosta in auto o una busta dimenticata sul tavolo, il “conto” arriva in odore.

Perché alcuni pesci “puzzano” di più

Non tutti i pesci partono dallo stesso punto. Alcune categorie sviluppano odori più intensi perché producono e accumulano più sostanze azotate che si degradano rapidamente.

In particolare:

  • Pesci cartilaginei (come razza e palombo), che hanno un metabolismo con composti azotati più marcati
  • Crostacei, che possono cambiare odore in fretta se non sono mantenuti correttamente al freddo

Questo non significa che siano “cattivi” in assoluto, significa solo che richiedono più attenzione e tempi più stretti.

Come ridurre l’odore in casa (senza magie)

Non esiste un trucco che trasformi un pesce già deteriorato in fresco, ma puoi limitare la formazione e la diffusione degli odori:

  • Compra pesce ben refrigerato e trasportalo in borsa termica
  • Cucinalo il prima possibile, soprattutto se è già porzionato
  • Conservalo in frigo in un contenitore chiuso, su ghiaccio se puoi, e separato da altri alimenti
  • Evita il ricongelamento dopo lo scongelamento

Alla fine la risposta è chiara: il pesce puzza perché, dopo la morte, batteri e reazioni chimiche trasformano i suoi composti in molecole volatili, prima fra tutte la trimetilammina. E quando impari a riconoscere i fattori che la favoriscono, inizi anche a controllare l’odore, invece di subirlo.

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