Attenzione al riso economico: ecco le marche contaminate da pesticidi secondo i test

Quando leggi “riso economico” sullo scaffale, l’istinto è pensare a un affare innocuo, un pacco leggero, due euro risparmiati e via. Poi arrivano i test, e quella sensazione cambia: in alcuni campioni di riso basmati a basso costo, soprattutto importato, sono state trovate tracce di pesticidi non ammessi in UE, insieme a possibili micotossine e metalli pesanti. La domanda implicita è semplice, e la risposta lo è altrettanto: non è “tutto il riso”, ma esistono lotti e categorie più esposte, e puoi imparare a riconoscerle.

Cosa hanno mostrato i test (senza caccia alle streghe)

I controlli citati nel brief parlano di analisi su campioni in vendita in Italia, con risultati che, in più casi, hanno rilevato:

  • residui di sostanze come acetamiprid, thiamethoxam, imidacloprid, triciclazolo, a volte oltre i limiti o non conformi alle regole UE
  • presenza di contaminanti naturali come aflatossine (legate a muffe, quindi a conservazione e filiera)
  • metalli pesanti come cadmio e arsenico, che possono accumularsi nel tempo

Un punto importante: quando un test segnala un problema, spesso riguarda uno specifico lotto o una partita. Per questo, più che fissarsi sul nome in etichetta, è utile allenarsi a controllare provenienza, certificazioni e, soprattutto, eventuali richiami ufficiali.

Perché proprio il basmati economico importato è più a rischio

Il basmati importato da aree extra UE è spesso al centro delle allerte per una ragione molto concreta: le regole non sono uguali ovunque. Se in Europa molte molecole sono vietate o rigidamente limitate, in altri Paesi l’uso può essere diverso, e i residui possono arrivare fino al prodotto finito.

In più, alcune dinamiche tipiche del “prezzo basso” aumentano il rischio:

  1. Filiera lunga (più passaggi, più stoccaggi, più tempo)
  2. Controlli disomogenei tra origine, importazione e distribuzione
  3. Spinta al ribasso sul costo, che incentiva pratiche agricole meno conservative

Non significa che “importato” sia sinonimo di “pericoloso”, significa che statisticamente è un segmento che merita più attenzione.

I contaminanti principali e cosa comportano davvero

Qui serve un po’ di chiarezza, senza panico.

  • Pesticidi: alcuni sono discussi per possibili effetti a lungo termine (per esempio interferenza endocrina o sospetti profili cancerogeni in certe condizioni). Il rischio dipende da dose, frequenza e vulnerabilità individuale.
  • Aflatossine: sono tra le micotossine più monitorate, perché in eccesso non sono un dettaglio. La buona notizia è che i limiti sono severi e le allerte scattano proprio per bloccare le partite non conformi.
  • Metalli pesanti: cadmio e arsenico non “spariscono” con una sciacquata veloce, perché sono legati al chicco. Qui conta la varietà, l’area di coltivazione e l’abitudine di consumo nel tempo.

Come scegliere un riso più sicuro (e dormire tranquilli)

Se vuoi restare pratico, ecco una piccola bussola che funziona davvero:

  • Preferisci riso biologico quando puoi, nei test citati risulta spesso il più pulito sul fronte pesticidi.
  • Alterna le varietà, non mangiare sempre e solo lo stesso riso. La rotazione riduce l’esposizione ripetuta agli stessi contaminanti.
  • Valuta riso italiano con indicazioni chiare di origine e filiera, spesso mostra profili migliori nei confronti comparativi.
  • Controlla le comunicazioni ufficiali di richiamo e le allerte RASFF, se un lotto è stato segnalato, lì lo trovi con codice e data.

In cucina: due gesti semplici che aiutano

  • Sciacqua bene il riso finché l’acqua non è quasi limpida, soprattutto per rimuovere polveri e residui superficiali.
  • Cuoci in abbondante acqua e scola (metodo “pasta”), utile in particolare per ridurre parte dell’arsenico inorganico.

Quindi, quali “marche contaminate”?

La risposta più onesta è questa: i test e i richiami possono coinvolgere anche prodotti molto diffusi, ma ciò che conta davvero è l’identificazione del lotto e la verifica su canali ufficiali. In pratica, più che una lista da memorizzare, serve un’abitudine: guardare origine, scegliere qualità verificabile (meglio se bio o italiana), e controllare gli avvisi quando fai la spesa. Il risparmio resta, ma non a occhi chiusi.

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