Il trucco degli chef per un impasto pizza soffice e veloce: non tornerai più indietro

C’è un momento magico, quando apri la teglia e senti sotto le dita un impasto pizza soffice, leggero, quasi “pieno d’aria”, e ti chiedi come facciano gli chef a ottenerlo anche quando hanno poco tempo. Il trucco non è una scorciatoia furba, è una sequenza di piccoli dettagli che, messi insieme, cambiano tutto. E sì, dopo averlo provato, è difficile tornare indietro.

Il “vero” trucco: la miscela di farine (e perché funziona)

Qui sta il punto che molti saltano: non è solo questione di lievito, è questione di struttura.

Una combinazione molto usata in cucina professionale è:

  • farina 00 (elasticità e stesura facile)
  • farina manitoba (più proteine, più forza, più alveoli)

La manitoba, avendo un contenuto proteico più alto, aiuta a costruire una rete di glutine più resistente. In pratica è come passare da una tenda leggera a una struttura con pali solidi: trattiene meglio i gas della fermentazione, quindi l’impasto cresce più in alto e resta alveolato.

Un buon punto di partenza, semplice e affidabile:

  • 70% 00
  • 30% manitoba

Acqua: la temperatura è il telecomando della lievitazione

Questo è il dettaglio che sembra “da maniaci”, ma in realtà è quello che ti fa recuperare tempo o perderlo.

  • Con lievito di birra fresco, usa acqua tiepida, non calda. L’idea è accompagnare la partenza senza stressare il lievito.
  • Con lievito istantaneo, meglio acqua fredda o a temperatura ambiente, così eviti una partenza troppo aggressiva che poi ti lascia un impasto “stanco”.

Pensala così: la temperatura dell’acqua è il modo più rapido per regolare la velocità della tua fermentazione, un acceleratore controllato, non un colpo di gas.

Pieghe: il gesto da chef che cambia la mollica

Le pieghe sono il passaggio che trasforma un impasto “morbido e basta” in un impasto soffice e strutturato. Non serve essere panificatori, basta farle con calma.

Come farle (senza complicarti la vita)

  1. Dopo la prima lievitazione, rovescia l’impasto su un piano leggermente infarinato.
  2. Allargalo delicatamente in un rettangolo.
  3. Ripiega i lembi verso il centro (come una lettera).
  4. Gira, arrotonda, lascia riposare 15 minuti.
  5. Ripeti un’altra volta.

Il risultato è un impasto che “tiene” l’aria meglio e sviluppa quella alveolatura che fa dire, al primo morso, “ok, questa è un’altra categoria”.

L’errore che sgonfia tutto: reimpastare prima di stendere

Dopo che hai lavorato per far entrare aria e per costruire struttura, reimpastare forte è come premere il pulsante “reset”. Gli chef lo evitano.

Quando l’impasto è lievitato:

  • non lo strapazzare
  • non impastarlo di nuovo
  • stendilo solo con le mani, con pressione leggera

L’obiettivo è preservare le bolle già formate. Qui nasce la vera sensazione di pizza soffice.

Doppia lievitazione: i 30 minuti che valgono oro

Un’altra mossa semplice, ma decisiva: una volta steso in teglia, lascia riposare ancora 30 minuti. Questa seconda lievitazione rende l’impasto più rilassato, più alto, più uniforme.

È anche il momento in cui la teglia “si riempie” in modo naturale: i bordi diventano più gonfi e la base non resta compatta.

Cottura: caldo alto, tempi giusti, risultato uniforme

Per una pizza in teglia soffice dentro e con una base ben cotta:

  • forno ventilato a 250°C
  • circa 15 minuti, variando in base al forno e allo spessore

Se vuoi un riferimento pratico, guarda più che l’orologio:

  • sopra deve essere dorata
  • sotto deve avere una crosticina decisa, non pallida

E se ti incuriosisce capire il perché di certe reazioni in forno, la parola chiave è Maillard, cioè quel processo che dà colore e profumo irresistibili.

Schema rapido: il metodo “non torni più indietro”

  • Miscela 00 + manitoba
  • Acqua alla temperatura giusta per il tuo lievito
  • 2 giri di pieghe
  • Mai reimpastare prima della stesura
  • Doppia lievitazione con 30 minuti in teglia
  • Forno ventilato 250°C, circa 15 minuti

Alla fine, il “trucco” degli chef è questo: trattare l’impasto come qualcosa di vivo. Non serve complicare, serve rispettare i passaggi che proteggono l’aria, la struttura e il tempo. E quando tagli la prima fetta e vedi quella mollica piena di bolle, capisci subito perché non tornerai più indietro.

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