La Pignolata, il dolce tipico carnevalesco di cui non si può fare a meno

Ci sono dolci che non si “mangiano” soltanto, si aspettano tutto l’anno, e la pignolata, come dolce tipico carnevalesco, fa proprio questo effetto. Appena la vedo, con quelle palline lucide e strette tra loro come una piccola pigna, mi torna addosso l’aria di festa, il profumo di fritto buono, e quella voglia un po’ infantile di rubarne “ancora una” con le dita.

Un dolce che racconta Messina (e non solo)

La versione più famosa è la pignolata messinese, spesso bicolore, bianca e rosa, ed è legata in modo quasi indissolubile al periodo di Carnevale. Ma la storia non finisce nello Stretto: in tutta la Sicilia circolano varianti al miele, mentre in Calabria la troverai come pignoccata o pagnuccata, con aromi e liquori che cambiano da famiglia a famiglia.

Il nome è già una promessa, richiama la forma di piccole pigne, ottenuta compattando tanti bocconcini di pasta fritta. Ed è un’immagine perfetta, perché la pignolata non è un dolce “in fette”, è un piccolo mondo fatto di pezzi, da condividere.

Origini, leggende e una soluzione geniale

Quando si parla di origini, la pignolata ha quel fascino da racconto tramandato in cucina. C’è chi la collega alla contea di Modica, chi invece a un convento messinese. La scena è facile da immaginare: ingredienti semplici, farina e uova, e un problema pratico, i pinoli scarsi o troppo costosi. La soluzione? Sostituirli con piccoli tocchetti di pasta fritta, poi tuffati nel miele caldo. Un’idea umile, quasi furba, che però crea un risultato sorprendente.

Oggi, non a caso, la pignolata è riconosciuta come Prodotto Agroalimentare Tradizionale (P.A.T.), e questa etichetta, al di là delle formalità, racconta una cosa semplice: è un simbolo vivo, ancora presente sulle tavole.

Le due grandi scuole: miele o glassa

Se vuoi orientarti senza perderti, pensa così: esistono due anime principali.

VarianteAspetto e gustoDove la incontri più spesso
Al mielepiù ambrata, profumo intenso, dolce “rotondo”, spesso con diavolina colorataSicilia diffusa e Calabria
Glassata (bicolore)copertura bianca e rosa, effetto scenografico, dolcezza più lattiginosaMessina e dintorni

La cosa bella è che nessuna delle due è “più giusta”. Dipende da che ricordo vuoi portarti a casa: quello del miele che profuma di agrumi, oppure quello della glassa che sembra una festa in miniatura.

Ingredienti

Per una pignolata abbondante, stile famiglia allargata:

  • 500 g di farina 00
  • 4 uova
  • 80 g di zucchero
  • 80 g di burro (o 70 g di strutto, se preferisci un tocco più tradizionale)
  • scorza grattugiata di 1 limone (o metà limone e metà arancia)
  • 1 pizzico di sale
  • 1 cucchiaino di lievito per dolci (facoltativo, per un morso più leggero)
  • 1 cucchiaio di grappa, rum o anice (facoltativo, ma “fa festa”)
  • olio di semi per friggere

Per la copertura al miele:

  • 250 g di miele
  • 2 cucchiai di zucchero (facoltativi)
  • diavolina o zuccherini colorati

Per la versione glassata:

  • 200 g di zucchero a velo
  • 1 albume (o poca acqua, per una glassa più semplice)
  • qualche goccia di succo di limone
  • colorante alimentare rosa (facoltativo)

Metodo

  1. Impasta farina, uova, zucchero, burro, sale, scorze e, se vuoi, liquore e lievito. Lavora finché ottieni un panetto morbido e liscio.
  2. Riposo: avvolgi l’impasto e mettilo in frigo 30 minuti, così si taglia meglio.
  3. Forma i tocchetti: crea dei filoncini e tagliali a dadini di circa 1 cm.
  4. Friggi in olio caldo, pochi per volta, finché sono dorati e asciutti. Scola su carta.
  5. Copri: scalda il miele (con lo zucchero se lo usi), versa i bocconcini e mescola rapidamente.
  6. Compatta: modella a pigna o a ciambella su un piatto leggermente unto.
  7. Decora con diavolina, oppure glassa bianca e rosa, poi lascia raffreddare.

Alla fine resta quella magia che capisci solo assaggiandola: croccante fuori, morbida dentro, e con un profumo che, anche se sei lontano dal Sud, ti fa sentire a casa.

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