Conosci il magatello? Cos’è e come si cucina

C’è un momento, davanti al banco del macellaio, in cui ti senti osservato da quei tagli “perfetti” che sembrano fatti con il righello. Ecco, il magatello è proprio così: un cilindro ordinato, pulito, invitante, ma anche un po’ enigmatico. Perché sì, è pregiato e magro, però se lo tratti come un filetto rischi di perderti il meglio.

Cos’è davvero il magatello (e perché lo chiamano anche girello)

Il magatello, noto anche come girello o lacerto, è un taglio ricavato dalla parte alta ed esterna della coscia del bovini. È un muscolo “che lavora”, e questa informazione, che sembra da manuale, in cucina diventa fondamentale: dove c’è lavoro, c’è poco grasso e ci sono fibre più evidenti.

In pratica significa una cosa molto concreta: è una carne che sa essere elegantissima, ma chiede rispetto nei tempi e nella tecnica.

Caratteristiche: bello da vedere, preciso da affettare

Se lo osservi bene, capisci subito perché è amato nelle preparazioni dove conta la forma:

  • Forma cilindrica regolare, ideale per fette tutte uguali
  • Colore rosso rosato uniforme, con pochissime nervature visibili
  • Carne decisamente magra, quasi priva di tessuto connettivo
  • Polpa con grana piuttosto grossolana, quindi fibra più “spessa” rispetto a tagli super teneri

Qui arriva il punto che molti sottovalutano: la tenerezza. Il magatello non è duro, ma non è nemmeno “burro”. Per questo conviene dare un’occhiata alla data di macellazione: se sono passati circa 10-15 giorni, la frollatura ha fatto il suo lavoro e il risultato in padella, o al forno, cambia davvero.

Come cucinarlo senza sbagliare: l’idea chiave è una sola

Pensa al magatello come a un taglio che ama due strade opposte, ma ben definite:

  1. Cotture rapide con tagli sottili, per non asciugarlo
  2. Cotture lente in liquido, per renderlo morbido e succoso

Quello che di solito lo penalizza è la via di mezzo, una cottura lunga “a secco” senza protezione. È lì che la magrezza si vendica.

Metodi di cottura consigliati (con il trucco che fa la differenza)

Intero, al sangue: stile roast beef

Qui il magatello dà il meglio di sé: crosta esterna saporita, interno rosato. I passaggi chiave sono semplici:

  • rosolatura iniziale energica
  • forno a temperatura moderata
  • riposo finale (non saltarlo), così i succhi si ridistribuiscono

Risultato: fette regolari, belle da servire, perfette anche fredde.

Fettine, scaloppine e straccetti: velocità e taglio giusto

Se lo affetti sottile, diventa un alleato quotidiano. Due regole pratiche:

  • taglia controfibra, così lo percepisci più tenero
  • cottura breve, fiamma viva, e sale alla fine o quasi

Arrosto “classico”

La forma regolare lo rende ideale, ma ricordati che è magra: aiutalo con una marinatura breve, oppure con una bardatura leggera, e bagna ogni tanto con il suo fondo o un liquido aromatico.

Brasato e lessato: la strada più sicura per la morbidezza

Nel liquido il magatello si trasforma. Spezie, erbe, vino o brodo, e una cottura dolce: la fibra si rilassa e ottieni fette succose, ottime anche ripassate il giorno dopo.

Crudo: carpaccio e tartare

Sembra quasi nato per questo: magrezza, colore uniforme, sapore pulito. Qui contano qualità e freschezza, più che la tecnica.

Una mini guida rapida (da salvare mentalmente)

PreparazioneTaglioObiettivoDettaglio decisivo
Roast beefInteroRosato e succosoRiposo dopo cottura
StraccettiSottileTenero e veloceControfibra, pochi minuti
Brasato/lessoIntero o tranciMorbidoCottura lenta in liquido
Carpaccio/tartareSottilissimo o battutoDelicatoCarne di qualità e fredda

Il segreto finale: non è “difficile”, è solo specifico

Se dovessi riassumerlo come lo direi a un amico: il magatello è un taglio elegante, pulito, affidabile, ma pretende una scelta chiara. O lo tratti con decisione e velocità, oppure lo accompagni con pazienza in una cottura umida e profumata. In entrambi i casi, ti ripaga con fette perfette e un sapore che sa di carne vera, senza fronzoli.

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