Come preparare il ragù alla bolognese perfetto? Il dettaglio che fa la differenza

C’è un momento, mentre il sugo “canticchia” piano nel tegame, in cui capisci se stai andando verso un semplice condimento o verso qualcosa di molto più serio. Il ragù alla bolognese perfetto non nasce da un gesto spettacolare, ma da un dettaglio che spesso si salta per fretta, e che invece cambia tutto: la rosolatura lunga della carne, finché smette davvero di “piangere” acqua.

Prima di iniziare: l’idea giusta di consistenza

Se ti aspetti un sugo rosso e liquido, rimarrai deluso. Il vero ragù è denso, avvolgente, di un mattone scuro con riflessi aranciati, e si aggrappa alla pasta. Il pomodoro c’è, ma non domina. E soprattutto non deve mai bollire con foga, deve solo respirare.

Una parola chiave per orientarti: pazienza.

Ingredienti (per 6 persone)

  • 400 g di manzo (spalla, muscolo o polpa), macinato grossolanamente o tritato al coltello (circa 60%)
  • 250 g di maiale (capocollo, lombo o pancetta fresca), macinato grossolanamente (circa 40%)
  • 80 g di cipolla, tritata finissima a mano
  • 70 g di carota, tritata finissima a mano
  • 70 g di sedano, tritato finissimo a mano
  • 40 g di burro
  • 3 cucchiai di olio extravergine d’oliva
  • 150 ml di vino (rosso corposo o bianco secco)
  • 250 g di passata o polpa di pomodoro (a temperatura ambiente)
  • 1 cucchiaio di concentrato di pomodoro
  • 150 ml di latte intero
  • Brodo caldo q.b.
  • Sale e pepe q.b.
  • Facoltativi: 1 foglia di alloro oppure 1 chiodo di garofano

Il dettaglio che fa la differenza: la rosolatura che non puoi abbreviare

Ecco la scena: aggiungi la carne, mescoli, e dopo pochi minuti nel tegame compare un lago grigiastro. È normale. Ma è qui che molti sbagliano, aggiungono subito il vino o il pomodoro per “aiutare”. Risultato: carne lessata e ragù brodoso.

Il punto è restare lì, mescolare, sgranare, aspettare. La rosolatura prolungata (anche 20-30 minuti) serve a far evaporare l’acqua e a far partire le reazioni che danno profondità e colore. Quando il fondo torna ad “asciugarsi” e senti un profumo più tostato, sei sulla strada giusta.

Metodo

  1. Prepara il soffritto con calma. In un tegame alto e spesso sciogli burro e olio a fuoco basso. Unisci la cipolla e falla ammorbidire 2 minuti senza colorire. Aggiungi carota (1 minuto), poi sedano. Sala leggermente, così le verdure rilasciano la loro acqua senza bruciare. Vai avanti 8-10 minuti, devono diventare dolci e quasi cremosi.
  2. Rosola la carne, davvero. Alza a fiamma medio bassa, aggiungi le carni miste. Sgranale con un cucchiaio di legno. All’inizio uscirà liquido, non avere fretta. Continua finché l’acqua evapora e la carne cambia odore, da “umido” a più rotondo e intenso (20-30 minuti).
  3. Sfuma con il vino. Versa il vino e mescola. Aspetta che evapori completamente, deve restare solo il profumo, non l’alcol.
  4. Aggiungi pomodoro e concentrato. Sciogli il concentrato con un mestolino di brodo caldo e uniscilo. Poi aggiungi la passata. Mescola bene.
  5. Cottura lunga a fuoco bassissimo. Abbassa al minimo, copri solo parzialmente. Il ragù deve “canticchiare”, non bollire. Cuoci 2-4 ore, aggiungendo brodo caldo se asciuga troppo. Ogni tanto dai una mescolata, come per rassicurarlo.
  6. Il latte per la cremosità. A metà cottura o verso la fine, versa il latte a filo. Lascialo ritirare lentamente. È qui che il ragù diventa più morbido, meno acido, più elegante.
  7. Regola e riposa. Sale, pepe, eventuale alloro. Se puoi, spegni e lascia riposare 20 minuti. Il giorno dopo, spesso, è persino migliore.

Tre micro-segreti che non sembrano segreti

  • Tritare a mano cipolla, carota e sedano: il tritatutto scalda e “spreme”, il soffritto perde dolcezza e profumo.
  • Niente fretta con i liquidi: vino, pomodoro e latte entrano quando la base è pronta, non per coprire un passaggio saltato.
  • Tegame giusto: largo, pesante, con fondo spesso. Ti aiuta a mantenere la cottura gentile.

Se vuoi un riferimento culturale, pensa al ragù come a una famiglia di preparazioni, ma qui la bussola resta una: asciugare, tostare, cuocere piano, addolcire con il latte. Il risultato non è solo “buono”, è quel tipo di bontà che ti fa fare silenzio al primo assaggio.

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