C’è un momento preciso in cui te ne accorgi: stai tagliando un pomodoro e, invece di scivolare, la lama “spinge” la buccia come se fosse gomma. Oppure provi con una cipolla e finisci a schiacciare tutto. La buona notizia è che spesso non serve comprare un coltello nuovo, serve solo riportare in vita il filo, e puoi farlo a casa con metodi più o meno “da cucina” e un piccolo segreto che vale sempre: mantenere un angolo costante di circa 20°.
Prima di iniziare: l’angolo è tutto
Immagina la lama appoggiata sulla superficie come un aereo che sta per decollare: non deve restare piatta, ma neanche impennarsi troppo. Il range realistico è 10°-30°, però per la maggior parte dei coltelli da cucina il punto dolce è circa 20°.
Per orientarti senza goniometro:
- 90° è verticale.
- 45° è metà strada.
- 20° è “poco più di un soffio” rispetto al piano, come se infilassi un foglio spesso sotto il dorso della lama.
E ricordati una cosa semplice: meglio un angolo non perfetto ma sempre uguale, che un angolo teorico perfetto ma ballerino.
Metodo 1: pietra abrasiva (cote), il più duraturo
Questo è il metodo che, una volta imparato, ti fa davvero sentire di avere il controllo. La pietra lavora sul metallo, ricrea il filo e lo rifinisce.
Come fare
- Lubrifica la pietra con olio minerale leggero (oppure usa la pietra secondo le istruzioni, alcune lavorano ad acqua).
- Appoggia la lama con inclinazione tra 10° e 30°, idealmente 20°.
- Sulla faccia più ruvida fai scorrere il coltello lungo tutta la pietra, avanti e indietro, 10-15 passate per lato.
- Passa alla faccia più liscia per rifinire e rendere il taglio più pulito.
- Ripeti alternando i lati finché senti uniformità. Se vuoi un risultato “da manuale”, puoi arrivare anche a 100 passate per fianco, con pressione leggera e costante.
Pro e piccola nota
- Pro: risultato professionale, filo più stabile nel tempo.
- Nota: sulle lame che “mordono” grazie a micro-dentellature (tipo certi coltelli che tagliano i pomodori benissimo), la pietra può lisciare troppo. Il taglio resta affilato, ma cambia sensazione.
Metodo 2: affilacoltelli manuale o acciaino, il più rapido
Quando vuoi fare in fretta, questi strumenti sono la scorciatoia sensata. Qui entra in gioco una differenza importante, spesso confusa: l’acciaino tende a riallineare il filo, l’affilatore manuale tende anche a “mangiare” un po’ di metallo per ricrearlo, quindi è più incisivo.
Affilacoltelli manuale
- Mettilo stabile (spesso verticale, appoggiato al piano).
- Tieni la lama a 20° e tirala dal basso verso la punta.
- Fai 6-8 passaggi per lato, poi 4-5 passaggi inversi per togliere residui e “pulire” il filo.
Acciaino
- Con movimenti controllati, porta la lama verso il basso, 5 passate per lato, senza premere troppo.
Per coltelli seghettati, un acciaino in ceramica o diamantato può funzionare dente per dente, con pazienza.
Metodo 3: due coltelli, quando non hai niente
Sì, funziona, ed è uno di quei trucchi da emergenza che ti salvano la cena.
- Appoggia i coltelli in orizzontale.
- Mantieni 20° sul filo.
- Spingi un coltello contro l’altro lungo il bordo di taglio, 10-15 volte per lato.
Non aspettarti la precisione della pietra, ma spesso basta per recuperare un taglio decente.
Tecniche fai-da-te: veloci, ma con giudizio
Qui entriamo nel mondo “arrangiarsi”, che può essere sorprendentemente efficace se resti delicato.
- Carta vetrata doppio zero: puoi far scorrere la lama, oppure piegarla e fare tagli ripetuti per “accarezzare” il filo.
- Bottiglia di vetro: usa il bordo della bocca come una superficie dura su cui passare il filo (movimenti controllati).
- Trapano o mototool: dischi abrasivi per risultati rapidi, ma rischio alto di surriscaldare o mangiare troppo metallo.
Se hai coltelli economici in acciaio inossidabile, spesso rispondono meglio a strumenti dedicati e costanti che a improvvisazioni aggressive.
Test e manutenzione: il trucco per capire se ci sei
Per verificare:
- Prova a tagliare un foglio di carta, se “scorre” senza impuntarsi sei sulla strada giusta.
- Oppure fai la prova pomodoro, che è implacabile.
Consigli finali che fanno la differenza:
- Pressione leggera, sempre.
- Poche passate fatte bene battono tante passate nervose.
- Se la lama è molto rovinata, con scalini o scheggiature, può servire una molatura più profonda, in quel caso ha senso un professionista.
E se ti incuriosisce il perché dietro a tutto questo, sappi che l’affilatura è una piccola lezione pratica di tribologia: attrito, usura e contatto tra superfici, cioè esattamente ciò che succede tra la tua lama e il cibo, ogni giorno.




