Cos’è l’acqua fermentata, come si prepara e come si usa

C’è un momento, quando apri il barattolo, in cui senti un profumo leggermente fruttato, una specie di “frizz” vivo che ti fa pensare: ok, qui dentro sta succedendo qualcosa. È più o meno lì che capisci cos’è davvero l’acqua fermentata, perché non è una moda strana da social, è un modo semplice e antico per portare in cucina un lievito naturale liquido capace di cambiare pane, pizza e dolci.

Cos’è l’acqua fermentata (o acqua madre)

L’acqua fermentata, spesso chiamata anche acqua madre, è un liquido ottenuto dalla fermentazione spontanea di frutta e acqua, con zucchero o miele solo se serve a “dare una spinta”. Dentro si sviluppa una comunità naturale di lieviti, lattobacilli e batteri utili, gli stessi protagonisti di tante fermentazioni tradizionali, dalla fermentazione al pane.

Il punto chiave è questo: durante i giorni di riposo, il pH scende (idealmente fino a 4 o meno). Questo ambiente più acido diventa selettivo, riduce il rischio di ospiti indesiderati e favorisce microrganismi che lavorano bene sia per l’aroma sia per la lievitazione.

Rispetto alla pasta madre solida, l’acqua fermentata è:

  • più fluida e comoda da dosare,
  • spesso più facile da mantenere,
  • meno “impegnativa” nei rinfreschi, in frigo si gestisce in genere con un ritmo settimanale.

Gli ingredienti giusti (e quelli da evitare)

Qui vale una regola semplice: più la materia prima è pulita e viva, più il risultato è stabile.

Scegli:

  • frutta biologica non trattata, meglio se con buccia (uva, prugne, mele, cachi sono ottimi),
  • acqua non clorata (se usi quella del rubinetto, lasciala riposare qualche ora),
  • zucchero o miele facoltativi, utili se la frutta è poco zuccherina o l’ambiente è freddo.

Meglio evitare frutti come kiwi, ananas e papaya, perché contengono enzimi proteolitici che possono interferire con la struttura del glutine negli impasti, soprattutto se punti a pane e pizza ben sviluppati.

Come si prepara: procedura base (3-7 giorni)

Non serve attrezzatura speciale, solo un barattolo pulito e un po’ di attenzione quotidiana.

Dosi orientative

  • 50-100 g di frutta a pezzi
  • 400-500 ml di acqua
  • 1 cucchiaio di zucchero o miele (opzionale)

Passaggi

  1. Metti frutta e acqua nel barattolo di vetro, aggiungi zucchero o miele se lo usi.
  2. Chiudi con tappo (senza serrare troppo) oppure con pellicola forata.
  3. Lascia a 27-30°C, l’intervallo ideale per vedere attività in tempi ragionevoli.
  4. Agita 2 volte al giorno: serve a rimescolare, ossigenare e soprattutto sgasare.
  5. Aspetta i segnali di prontezza: bollicine, odore piacevole, sensazione frizzante e spesso frutta che tende a salire.
  6. Filtra con un colino e conserva il liquido in frigo.

Un esempio “rapido” molto usato è con la mela: acqua, mela a pezzi e un cucchiaio di miele, a temperatura calda può risultare attivo anche in 48 ore.

Come capire se è pronta (senza strumenti)

Se non hai misuratori di pH, affidati a tre indizi pratici:

  • effervescenza visibile (bolle che salgono, superficie leggermente viva),
  • profumo fruttato, vinoso o lattico (mai pungente o marcio),
  • assaggio minimo: deve essere acidulo e “pulito”.

Se l’odore è sgradevole o compare muffa evidente, meglio ripartire da zero.

Come si usa negli impasti: dosi e tempi

Qui arriva la parte più soddisfacente: usarla davvero.

Dosaggio semplice

In molti impasti si usa come parte dei liquidi, indicativamente 20-30% dell’acqua totale.
Esempio: con 500 g di farina, puoi usare 100-150 ml di acqua fermentata e completare con acqua normale secondo l’idratazione desiderata.

Cosa aspettarti

  • lievitazioni più lunghe rispetto al lievito di birra,
  • profumi più complessi,
  • mollica spesso più soffice e prodotti percepiti come più digeribili (soprattutto grazie ai tempi).

Dove funziona meglio

  • pane (crosta più aromatica),
  • pizza e focacce (ottima spinta se gestisci bene i tempi),
  • dolci lievitati (brioche e impasti ricchi, con pazienza).

Come mantenerla viva (senza stress)

In frigo, l’acqua fermentata si conserva bene per alcuni giorni. Per mantenerla attiva:

  • una volta a settimana fai un “rinfresco” aggiungendo acqua e un po’ di frutta fresca (e, se serve, un cucchiaino di zucchero),
  • tieni il barattolo pulito, evita contaminazioni con utensili sporchi,
  • se dopo il frigo è pigra, fai 1-2 giorni a temperatura più calda prima di impastare.

E quando ti ritrovi a sentire quel frizz appena apri il tappo, sai già che la prossima pizza avrà una storia in più da raccontare, e la cosa bella è che l’hai fatta nascere tu.

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