C’è un gesto che sembra “di buon senso”, quasi rassicurante, eppure è uno di quelli che in cucina possono tradirti nel modo più silenzioso. Parlo proprio di quando prendi il pollo crudo e ti viene spontaneo sciacquarlo sotto l’acqua corrente. Sembra pulito, sembra più sicuro, ma il motivo essenziale per cui non si deve mai lavare il pollo prima di cucinarlo è semplice e un po’ inquietante: così facendo rischi di spargere batteri in tutta la cucina senza nemmeno accorgertene.
Perché lavare il pollo è più pericoloso di quanto sembri
Il problema non è “l’acqua” in sé, ma quello che l’acqua fa. Quando lavi il pollo nel lavandino, le goccioline rimbalzano. Schizzano. Si appoggiano dove non le vedi. E con loro possono viaggiare batteri come Campylobacter e Salmonella, due nomi che dovremmo trattare con il rispetto che si riserva alle cose che non vuoi incontrare a cena.
Questa è la classica contaminazione crociata: i microrganismi passano dalla carne cruda a superfici, utensili, mani e, nel peggiore dei casi, ad altri alimenti già pronti. In una cucina domestica, dove gli spazi sono ravvicinati e tutto sta a pochi centimetri, il rischio aumenta.
Il “film invisibile” degli schizzi in cucina
Prova a immaginare il lavandino come un piccolo centro di smistamento. Apri il rubinetto, l’acqua impatta sul pollo, poi rimbalza su:
- lavandino e rubinetto
- piano di lavoro vicino
- manici di coltelli, taglieri, strofinacci
- la tua maglietta o le mani, che poi toccano frigo e cassetti
Il punto chiave è che non serve uno spruzzo spettacolare. Bastano microgocce, quelle che non noti, per diffondere batteri su superfici che poi toccherai. Ed è così che una buona intenzione, “lo lavo per pulirlo”, diventa un boomerang.
La verità che tranquillizza: a “pulire” ci pensa la cottura
Qui arriva la parte liberatoria. Non devi lavare il pollo perché il metodo davvero efficace è la cottura. Le temperature adeguate eliminano i batteri senza bisogno di risciacqui domestici, che non “sterilizzano” nulla.
Se vuoi fare la cosa più sicura e semplice, usa un termometro da cucina e punta a una temperatura interna corretta (in genere intorno ai 75°C al cuore, a seconda delle linee guida che segui). È un piccolo gesto che cambia tutto: togli l’ansia, togli il dubbio, togli l’abitudine pericolosa.
Cosa fare, invece, quando apri la confezione
Se l’idea di non lavarlo ti fa storcere il naso, ti capisco. Anch’io ho avuto quel momento di “ma allora cosa faccio con quei liquidi?”. La risposta è più pratica di quanto pensi.
Alternative sicure (e più pulite sul serio)
- Tampona il pollo con carta assorbente (senza risciacquare).
- Getta subito la carta in un sacchetto o nella pattumiera, poi lava le mani.
- Usa un tagliere dedicato alla carne cruda, meglio se facilmente lavabile.
- Dopo aver manipolato il pollo, disinfetta superfici e utensili con un detergente adatto.
Per capirci al volo, ecco una mini-checklist:
- Mani pulite prima di iniziare.
- Niente lavaggio sotto acqua corrente.
- Tamponare, se serve.
- Cottura verificata con termometro.
- Pulizia accurata dopo.
Le conferme dalle fonti autorevoli (anche se cucini in Italia)
Enti come la Food Standards Agency britannica insistono su questo punto: lavare il pollo aumenta il rischio di contaminazione in cucina. E la logica vale ovunque, non è “una regola inglese”, è microbiologia applicata alla vita reale. Se vuoi approfondire il concetto generale, basta pensare a come funziona la contaminazione in ambiente domestico: il passaggio involontario da una fonte a un’altra.
Il motivo essenziale, in una frase
Non si deve lavare il pollo crudo perché l’acqua non lo rende più sicuro, ma può diffondere batteri con gli schizzi, aumentando la contaminazione crociata. La sicurezza arriva dalla cottura, non dal rubinetto.
E quando inizi a vederla così, ti assicuro che smetti di lavarlo senza nostalgia, e con una cucina molto più tranquilla.




