Apri una confezione di pane morbido, lo tiri fuori già tagliato, regolare, con quella forma precisa che sembra fatta apposta per toast e sandwich. A quel punto la domanda arriva quasi da sola, da dove viene davvero il pancarrè e perché ha un nome così poco italiano? La risposta è affascinante proprio perché mescola leggenda, industria e lingua.
Due origini, una più romantica e una più documentata
La pista più suggestiva porta a Torino. Secondo una tradizione popolare, il pancarrè sarebbe nato lì, in un periodo collocato da alcune versioni nel Quattrocento e da altre nell’Ottocento. Al centro del racconto c’è il boia della città, una figura evitata da tutti, anche dai fornai. Per dispetto, o per segnare una distanza simbolica, avrebbero creato un pane senza le classiche forme appuntite o tondeggianti, più compatto e “anonimo”.
È una storia che circola ancora, e molti appassionati di gastronomia locale la citano con entusiasmo. Però c’è un punto decisivo, mancano documenti ufficiali che confermino questa nascita piemontese.
L’altra teoria è più solida sul piano storico. Negli Stati Uniti, all’inizio del Novecento, la produzione del pane cambiò con l’industrializzazione. Nel 1928 l’ingegnere Otto Frederick Rohwedder perfezionò la macchina per affettare il pane automaticamente. Questo passaggio rese pratico e commerciale un prodotto già pensato per essere morbido, uniforme e facile da confezionare.
Perché si chiama così
Il nome deriva dal francese pain carré, cioè “pane quadrato”. La cosa curiosa è che in Francia questo termine, nel significato con cui lo usiamo oggi, non ha una vera tradizione equivalente. Anche la Treccani segnala che pancarrè è un uso tipicamente italiano.
Il richiamo al francese, però, non sorprende. Tra Otto e Novecento molti cibi ricevevano nomi francesi, perché la cucina elegante parlava spesso quella lingua.
L’unica certezza storica riguarda i tramezzini
Se sull’origine del pancarrè resta un margine di dubbio, sui tramezzini il quadro è più chiaro. Nel 1926, Angela Nebiolo iniziò a servire pane senza crosta farcito, trasformandolo in un prodotto nuovo, pratico e subito riconoscibile. Poco dopo, Gabriele D’Annunzio propose il termine “tramezzino” per sostituire parole straniere.
Come leggerla oggi
Per orientarsi bene basta ricordare tre cose:
- La leggenda torinese è affascinante, ma non provata.
- La standardizzazione industriale americana ha un fondamento storico più concreto.
- Il nome pancarrè è italiano, anche se suona francese.
La prossima volta che prepari un toast o un club sandwich, guardalo per quello che è davvero, un pane quotidiano con una storia meno semplice del previsto, sospesa tra bottega, invenzione tecnica e tradizione di tavola.




